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La riscoperta dell’abito tradizionale serramannese

di Davide Batzella Letto 917 volte0

di Paolo Casti

L’Associazione Culturale Tradizioni Popolari “Serramanna” costituita nel Dicembre 2016 ad opera di alcuni cittadini Serramannesi desiderosi di operare nell’interesse della tutela e valorizzazione delle tradizioni sarde e Serramannesi con particolare riguardo alle tradizioni folkloristiche del ballo e dell’ abito tradizionale, ha da allora avviato una ricerca che dura tuttora per la ricostruzione storica dell’abbigliamento tradizionale sardo a Serramanna nel periodo storico che va da metà ‘800 ai primi del ‘900.

La ricostruzione è avvenuta tramite vecchie fotografie e vecchi capi di abbigliamento ritrovati grazie alle famiglie che ancora oggi li custodiscono.

Lo studio di queste fonti ha consentito ora di proporre un’attendibile ricostruzione dell’abbigliamento tradizionale popolare serramannese di un tempo. Dopo accurata ricerca, tra le famiglie Serramannesi, e studio de is pregadorias antigas ha inoltre riscoperto e ridato vita a “s’Arròsarìu” in lingua campidanese della tradizione serramannese.

L’abito femminile della festa è caratterizzato dalla tipica gonna di “bordau”, tessuto in cotone a righe rosse e blu e sottile riga bianca, camicia bianca in cotone o lino con pizzi di rifinitura nel collo e nei polsi. Il corsetto in broccato di seta a fondo blu, viola o verde a “prammas” o “gravellus” di vari colori, in una versione più ricca con ricami in canutiglia d argento. In testa “su muccadori mannu “, fazzoletto marron orlato talvolta con nastro “a fetas” in seta viola/rosa /verde azzurro, fermato al capo con un fazzoletto sottostante detto “Turbanti” con degli spilli.

Presente spesso nel periodo di transizione, “su gipponi”: giacchino in lana o seta di colore scuro, indossato sopra la camicia o in sostituzione di essa, orlato con trine e o paillettes, o bluse plissettate e o ricamate; “su sciallu”: nero in Tibet con frange e ricamato, denominato nel nostro paese “de Quartu” e “su sciallu de seda” di colore azzurro /viola, o nero/rosa. Il grembiule in seta a fondo nero, blu o viola con fiori in tinta o di colori tenui, rifinito con pizzo oppure semplice.

Completa il vestito su “pitturulleu”, imposto dai Gesuiti come elemento moralizzatore è un fazzoletto atto a coprire la camicia e su cossu all’altezza del petto, in seta o cotone, dove nella versione più ricca venivano applicate spille e o gancere.

Altra versione testimoniata da foto è l’abito più semplice, costituito da gonna in indianina, dai colori sobri con grembiule, corsetto, camicia in cotone e in testa un fazzoletto in cotone o seta. Le scarpe sempre nere o marron molto semplici e col vestito più umile scalza.

L’abbigliamento maschile è caratterizzato da “camisa” bianca in cotone semplice per tutti i giorni, ricamata per i giorni di festa, “cratzonis” anch’essi in cotone, “cropettu”,” arrodedda” e “cratzas” in orbace nero semplici con orlature in vellutino nero o bordeax. Sul capo berrita nera, in alcune foto fermata da un fazzoletto colorato. A completamento “su sereniccu”, giacca o “saccu de coberri a piras” anch’essi in orbace o a volte in panno sempre nero. Lo studio e la ricerca del nostro abbigliamento è in continua crescita in quanto va di pari passo con il ritrovamento di foto, pezzi antichi originali, documenti e nuove e future informazioni

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