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Psicologia e meditazione, l’esperienza dei campioni

di admin Letto 359 volte0

Oggi si discute sempre più spesso di meditazione. Ci si richiama molto frequentemente ad antiche discipline orientali come lo yoga, si propongono tante diverse variazioni sul tema. Tuttavia, c’è molta confusione in materia e non è sempre semplice avere un’idea veramente chiara di cosa corrisponda a questo tipo di pratiche. Sentiamo che si parla spesso di mindfulness. Ne parlano le star e i VIP di tutto il mondo. Le grandi aziende organizzano corsi di meditazione per i loro dirigenti e i loro dipendenti. Certe pratiche sono ormai molto lontane da quella che era la loro millenaria radice mistica orientale e sono diventate parte della vita quotidiana di milioni di occidentali.

La diffusione di tecniche di meditazione prende piede in particolare nel campo degli sport della mente, sport che richiedono molta lucidità mentale e freddezza psicologica. Non a caso, ne parlano soprattutto i campioni del poker, sport che necessita di una ferma razionalità, ma anche di una forza psicologica non indifferente. Sono molti i giocatori che raccontano la loro esperienza e sottolineano la necessità di integrare il loro allenamento quotidiano con precise pratiche meditative. La mente di chi compete in certi settori vive ogni giorno grandi tensioni di natura marcatamente psicologica. L’ansia da prestazione influisce infatti in modo significativo sulle prestazioni mentali. In molti concordano sul fatto che la mente umana mostra al meglio la sua efficienza solo se di tanto in tanto trova i suoi momenti di quiete.   

Un giocatore di poker professionista studia e si esercita ogni giorno. Si perfeziona, impara nuove strategie, si confronta con player provenienti da ogni parte del mondo, segue training con maestri di fama internazionale. Grazie alle attuali tecnologiche, diventa semplice allenarsi al casinò online in ogni momento della giornata. Basta uno smartphone per iniziare a giocare quando si preferisce. Non c’è modo migliore per tenere la mente allenata e perfezionare le proprie tecniche di gioco. Sono molti i giocatori che si allenano con regolarità, l’allenamento costante diventa una necessità. Questo però non basta.

Anzi, molti giocatoti sostengono proprio la necessità di staccarsi mentalmente dal quotidiano, anche dall’allenamento. Così in tanti si avvicinano alla meditazione e in molti confermano i grandi benefici di questo tipo di pratica. A sentire più forte questa necessità sono in particolare coloro che si sfidano nel contesto degli high roller live. Grandi nomi del poker hanno raccontato la loro esperienza in merito. Si tratta di campioni come l’americano Andrew Lichtenberger, l’inglese Liv Boree, il tedesco Philipp Gruissem o il russo Igor Kurganov, e non solo.

L’approccio preferito è quello della mindfulness.  Questo tipo di meditazione deriva dalle antiche pratiche di meditazione buddista, ma è svuotato oggi di ogni sua componente religiosa originaria. Consiste sostanzialmente nel fatto di portare la propria attenzione sul momento che si sta vivendo in modo “non giudicante”. Secondo il pokerista statunitense Phil Ivey applicare la mindfulness al poker consiste nel concentrare tutta la propria attenzione sulla mano che si sta giocando, significa rivolgere tutta la propria capacità mentale solo e unicamente al presente. Secondo il tedesco Fedor Holz, la meditazione insegna a concentrarsi esattamente su quello che sta avvenendo, senza preoccuparsi del passato e del futuro. Questo è un ottimo stato mentale per approcciarsi al tavolo verde. Per sviluppare questo stato di concentrazione assoluta è necessario fare prima un grandissimo lavoro di analisi interiore, occorre arrivare a un alto grado di intelligenza emozionale.  

Daniel Negreanu sostiene che il controllo del respiro sia una tecnica fondamentale per mantenere la lucidità in ogni situazione e in ogni contesto. Quando le cose si mettono male ci sono piccoli accorgimenti che possono migliorare radicalmente il nostro approccio alla situazione. Il pluricampione canadese parla dell’importanza di fare dai tre ai cinque respiri profondi quando ci si trova di fronte a una situazione difficile e inaspettata. Questa forma di controllo del respiro è un primo passo per avvicinarsi alla meditazione. Non solo, ma questo modo di relazionarsi alla difficoltà diventa poi valido in ogni aspetto della vita di tutti i giorni.  Occorrono tempo e pazienza, bisogna imparare a conoscersi in modo molto profondo per riuscire a dominare la mente e le sue inquietudini. La consapevolezza di sé è un processo fondamentale per quanto riguarda la vita di un individuo, un processo di crescita interiore che non ha né età né limiti. 

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