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Le donne: L’anima della rinascita degli esuli istriani. Lunedì alle 18.30 a Serramanna in diretta Facebook

di Davide Batzella Letto 479 volte0

In occasione della “Giornata internazionale dei diritti della Donna”, l’Associazione Culturale “Il Pungolo”, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Serramanna e il CPIA2 organizzano l’incontro letterario “Le donne: l’anima della Rinascita degli Esuli Istriani“.

All’interno dell’iniziativa, avranno luogo la presentazione del libro “Memoria negata. Crescere in un centro raccolta profughi per esuli giuliani” con la presenza dell’autrice, Marisa Brugna e l’intervento dal titolo “Il caso Fertilia, città di Fondazione“, di Mauro Manca, Direttore dell’Ecomuseo di Fertilia “Egea, una luce sulla memoria” sull’Esodo Giuliano Dalmata.

L’iniziativa è prevista per lunedì 8 marzo 2020, alle ore 18.30 in streaming dalla Biblioteca Comunale “G. Solinas” di Serramanna, e sarà fruibile in diretta nelle pagine Facebook “Il Pungolo”, “Comune di Serramanna”, “Strangius Festival” e “A Serramanna”.

Il Libro: “Memoria negata. Crescere in un centro raccolta profughi per esuli giuliani” di Marisa BrugnaUno dei tanti episodi dimenticati della storia italiana è l‘esodo delle popolazioni giuliano-dalmate iniziato nel 1947, dopo la firma del Trattato di Parigi che cambiò i confini del nord-est dell‘Italia. Una vicenda che ha coinvolto anche la Sardegna, in particolare la borgata di Fertilia, dove un numeroso gruppo di esuli trovò ospitalità, ricostruendosi una nuova e libera esistenza. Tra questi anche Marisa Brugna, che nel suo libro “La memoria negata” (Edizioni Condaghes) racconta la sua esperienza di esule istriana. A partire dal 1949, quando a sette anni, insieme alla sua famiglia, dovette abbandonare Orsera, un piccolo paese tra Rovigno e Parenzo, arrivando in Sardegna nel 1959, dopo aver trascorso dieci anni all’interno di un Centro di raccolta profughi per esuli giuliani.Marisa Brugn , nata nel 1942, a lungo maestra ad Anela, in Sardegna ha trovato l’amore, il lavoro che tanto desiderava. Aveva solo sette anni quando, nel 1949, insieme alla sua famiglia, è stata costretta ad abbandonare in tutta fretta la piccola Orsera, arrivando in Sardegna nel 1959 dopo aver trascorso la fanciullezza e l’adolescenza in un campo profughi in Toscana. A Fertilia si è costruta una famiglia, ma non ha mai dimenticato il suo passato di profuga. “Mio padre era un uomo estroverso: quando arrivò nel campo profughi smise per sempre di ridere”- L’ecomuseo “EGEA: una luce nella memoria”.

Chi è EGEA HAFFNER, icona di un intera popolazione
Egea Haffner è divenuta l’icona dell’esodo giuliano dalmata , grazie all’esposizione della sua foto – di fuggitiva “bambina con la valigia”, rimasta a sei anni senza il padre scomparso nelle foibe – nella prima importante mostra italiana, dedicata alla tragedia dei crimini e dell’esilio forzato vissuta dagli italiani dalla Venezia Giulia, organizzata nel 2017 dal Museo Storico di Rovereto (Tn). Vissuta anche in Sardegna, per un breve periodo, Egea rappresenta tutti coloro che, senza colpe e responsabilità dirette, di punto in bianco, hanno dovuto lasciare tutto ciò che avevano, partire senza una meta precisa per poi ricostruirsi una nuova vita lontano dalla terra natia.

UNO STRUMENTO PER LO SVILUPPO DEL TERRITORIO
L’ecomuseo è un museo basato su un “patto”, con il quale una comunità si prende cura di un territorio. L’associazione promotrice dell’Ecomuseo EGEA, infatti, intende costruire un Museo diffuso, di cui conservare e valorizzare il patrimonio culturale – materiale e immateriale – del territorio di Fertilia , mettendone in relazione gli elementi di carattere ambientale (la laguna del Calick) con quelli del paesaggio urbano (la città di fondazione, gli edifici di archeologia industriale, i beni archeologici come lo straordinario Ponte romano), insieme alle altre testimonianze storiche della sua comunità, come gli innumerevoli documenti e immagini conservati negli archivi, pubblici e privati. Il museo intende anche diventare un punto di riferimento nazionale e internazionale per le comunità giuliano-dalmate disperse in Italia e nel mondo, operando tramite un portale, in cui conservare le biografie e la documentazione relativa agli esuli, alle loro famiglie e discendenti, e tramite le attività culturali e turistiche, sviluppare la ricerca e la conservazione della memoria dell’esilio italiano dalla Venezia Giulia (i territori dell’Istria, della Dalmazia e del Quarnaro passati alla Yugoslavia comunista alla fine alla Seconda guerra mondiale) e delle tragiche vicende che lo causarono.

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