Il Basket Serramanna vince il campionato DR2 2025/2026: dieci anni dopo, lo stesso filo rosso
di 11 Giugno 2026 21:45 Letto 1.018 volte0
Ci sono vittorie che si leggono nel tabellino. E poi ci sono vittorie che, per capirle davvero, bisogna guardarle da più lontano.
Il Basket Serramanna è campione del girone Sud della Divisione Regionale 2 2025/2026. Lo è diventato espugnando il parquet del CUS Cagliari in gara 2 di finale, al termine di una partita dura, sporca, da titolo vero: 41-49, difesa, nervi, lucidità, controllo. Non una passerella, non una festa anticipata. Una conquista.
Dopo l’83-58 di gara 1, davanti a un palazzetto caldo e colorato, la squadra di coach Stefano Frongia ha saputo vincere anche lontano da casa, dentro una gara completamente diversa. Meno corsa, meno canestri, più peso specifico in ogni possesso. È lì che si misura una squadra matura: quando non può vincere soltanto con il talento, trova il modo di vincere con la testa, con il corpo, con la fiducia reciproca.

È stata la chiusura più coerente possibile di una stagione comandata con autorevolezza. Serramanna aveva chiuso la regular season al primo posto, davanti a tutte, con il miglior percorso del girone. Aveva già mandato un segnale forte a gennaio, battendo l’Azzurra Oristano quando gli oristanesi erano capolista e candidandosi apertamente alla vittoria finale. Poi, nei playoff, ha confermato tutto: semifinale chiusa 2-0 proprio contro l’Azzurra, finale chiusa 2-0 contro il CUS. Nessuna sconfitta quando il pallone ha iniziato a pesare di più.

Il tutto raccontato e trasmesso in streaming sui nostri canali, per rendere vicini e partecipi anche quelli che non potevano essere fisicamente sugli spalti.

In mezzo, i nomi e i volti di una squadra vera. Capitan Caredda, riferimento silenzioso e concreto, uno di quelli che non hanno bisogno di alzare la voce per essere ascoltati. I fratelli Secci di Samassi, Tommaso e Andrea, simbolo di energia, appartenenza e qualità: Tommaso decisivo nella semifinale di Oristano, Andrea dentro una rotazione che ha dato identità a un gruppo lungo, solido, mai dipendente da un solo uomo. Pintus, miglior realizzatore della gara decisiva; Sanna, Perra, Loi, Pooli, Principato, Diviggiano, Picci, Mancosu e tutti gli altri: ognuno con il proprio pezzo di strada, ognuno con il proprio contributo.

Ma questa vittoria racconta soprattutto un’altra cosa: la continuità.
Serramanna ha vinto per la terza volta un campionato di questo livello: nel 2001 e nel 2016, quando si chiamava Promozione, e ora nel 2026, nell’attuale Divisione Regionale 2. Tre date, tre generazioni, un’unica linea rossa. E proprio il 2026 arriva dieci anni dopo quel titolo del 2016, quando in campo c’era Pablo Pooli. Oggi, in questa nuova finale, in campo c’era Nicolò, suo figlio.
È qui che lo sport smette di essere soltanto risultato e diventa memoria collettiva.

Dieci anni fa Pablito portava nello spogliatoio la sua esperienza di uomo di sport, la sua garra, la sua capacità di stare dentro un gruppo anche quando i minuti non raccontavano tutto. Oggi Nicolò ha raccolto quel filo e lo ha riportato sul parquet, con la stessa maglia, nello stesso paese, dentro un’altra finale vinta. Padre e figlio, due stagioni lontane dieci anni, unite da una storia che la Polisportiva Atletica Serramanna può sentire propria.
Perché una società sportiva vive anche di questo: non solo di promozioni, classifiche e coppe, ma di persone che passano il testimone. Di ragazzi che crescono guardando chi c’era prima. Di famiglie che tornano in palestra. Di capitani che tengono insieme lo spogliatoio. Di compagni che diventano comunità. Di un paese che, quando arriva il momento decisivo, si riconosce nei suoi colori.

Il titolo del 2026 non è arrivato per caso. È il risultato di una stagione costruita con continuità, difesa, carattere e capacità di soffrire. Serramanna ha saputo correre quando c’era da accelerare, resistere quando c’era da stringere i denti, vincere largo quando la partita lo permetteva e vincere di otto punti una finale da 90 punti complessivi, quando serviva solo una cosa: essere più squadra dell’avversario.
Alla sirena del PalaCUS non si è chiusa soltanto una serie. Si è chiuso un cerchio.
Dal 2001 al 2016, dal 2016 al 2026. Da Pablo a Nicolò. Da una generazione all’altra. Sempre Serramanna, sempre basket, sempre quella maglia rossa che torna a sollevarsi nei momenti che contano.
Campioni, sì. Ma soprattutto custodi di una storia che continua.
Un grazie a Fabio Perra
E dentro questo cerchio c’è anche la partita di Fabio Perra. Forse l’ultima della sua storia nel basket giocato, sicuramente una di quelle che resteranno più addosso. Serramannese, cresciuto con quella maglia fin da bambino, Fabio ha chiuso — o forse soltanto salutato per l’ultima volta — il parquet nel modo più bello: vincendo ancora con la squadra del suo paese.

C’era nel 2001 ad appena sedici anni e c’era dieci anni fa quando era stato uno dei protagonisti del titolo 2015/2016, una stagione in cui aveva trascinato Serramanna con numeri da leader: 548 punti complessivi, 22,8 di media in 24 partite, con una punta massima da 46 punti in una singola gara. Cifre che raccontano bene il peso offensivo di un giocatore capace di prendersi responsabilità vere, ma anche il valore di una presenza tecnica e caratteriale dentro una squadra costruita per arrivare fino in fondo. Oggi, dieci anni dopo, è tornato dentro un gruppo diverso, in un ruolo diverso, ma con la stessa appartenenza.
Nel mezzo è passata una vita: cambiamenti, un matrimonio, due figlie, nuove priorità. Ma il filo con il parquet, con la palestra e con quei colori non si è mai spezzato. Per questo, se davvero questa è stata la sua ultima partita, Fabio Perra l’ha chiusa nel modo più giusto: là dove tutto era cominciato, con la maglia che lo ha cresciuto addosso e con un altro campionato vinto da consegnare alla memoria sportiva di Serramanna.
I numeri della stagione
Alla fine, anche i numeri raccontano la stessa storia del campo: Serramanna non ha vinto per episodio, non ha vinto per inerzia, non ha vinto soltanto nel momento decisivo. Serramanna ha costruito il titolo settimana dopo settimana, con la continuità della squadra più solida del girone.

La regular season si è chiusa con un primo posto netto: 30 partite giocate, 26 vittorie e 4 sconfitte, per una percentuale di vittorie dell’86,7%. Un percorso da capolista vera, confermato da un dato ancora più eloquente: 2381 punti segnati e 1768 subiti, per un differenziale complessivo di +613.
Tradotto in media partita, significa 79,4 punti realizzati e 58,9 concessi. Serramanna è stata una squadra capace di correre, segnare e produrre più di tutti, ma anche di tenere gli avversari sotto quota 60 di media. Non solo attacco, quindi. Non solo talento. Equilibrio.
Il dato casa/trasferta conferma la profondità del percorso: 14 vittorie e una sola sconfitta in casa, 12 vittorie e 3 sconfitte lontano da Serramanna. Una squadra forte davanti al proprio pubblico, ma capace di portare la stessa identità anche fuori, fino alla prova più importante: gara 2 al PalaCUS, vinta 49-41 per chiudere la finale.
Nei playoff, poi, il passo è stato quello delle grandi squadre: percorso netto, senza sconfitte. 2-0 in semifinale contro l’Azzurra Oristano, 2-0 in finale contro il CUS Cagliari. Quattro partite, quattro vittorie, nessun bisogno di una bella, nessun rinvio, nessuna crepa nel momento in cui la stagione chiedeva risposte definitive.
Anche i tabellini spiegano bene la coralità del gruppo. Federico Pintus ha chiuso da miglior marcatore stagionale con 473 punti e 15,3 di media, confermandosi riferimento offensivo e firmando anche la gara decisiva con 13 punti. Ma attorno a lui c’è stata una distribuzione vera: Matteo Loi 333 punti, Tommaso Secci 314, Mauro Sanna 309, Fabio Perra 246, Capitan Simone Caredda 181, Andrea Secci 175, Nicola Principato 159. Numeri diversi, ruoli diversi, stesso peso specifico dentro un sistema che ha funzionato perché non è mai dipeso da un solo uomo.
La stagione del Serramanna si può riassumere così: primo posto, miglior attacco, miglior differenziale, playoff immacolati, finale chiusa 2-0.
Ma il numero più importante resta quello che non entra in nessuna tabella: una squadra intera, un paese intero, una storia intera che continua per una Polisportiva che ha recentemente festeggiato i 47 anni di attività.
Diretta della Gara 1 della Finale DR2:
Diretta della Gara 2 della Finale DR2:


