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La nobildonna Aldonça Civiller de Besora

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di Paolo Casti

Dopo la battaglia di Sanluri del 1409 gli aragonesi ritennero cessato il Giudicato d’Arborea, così da ridurlo a semplice Marchesato di Oristano, in diretto vassallaggio allo sconfitto Leonardo Cubello, che dovette versare 5000 fiorini annui alla Corona.

Il potere aragonese peraltro non era ancora consolidato e altre tensioni di guerra e ribellioni si protrassero a lungo, sino all’annientamento dei Cubello avvenuto solamente nel 1478.

Morto senza eredi re Martino il Vecchio nel 1410, con il Compromesso di Caspe del 1412 si decise che sovrano della corona d’Aragona e re di Sicilia sarebbe stato Ferdinando I.

Ferdinando I, dispose di concedere infeudazioni di nuove zone passate in suo potere col crollo del Giudicato d’Arborea quale ringraziamento ai signori che avevano prestato fedeltà alla Corona.

Tra questi nobili, ricompensati per il loro sostegno, era presente il catalano Giovanni Civiller.

Dai documenti risulta che Giovanni Civiller avesse la carica di luogotenente regio e doganiere del castello di Cagliari alla data del 1° giugno 1413, al fianco di Guglielmo Zatria (o Guillermo de Trillea), quando venne nominato Procuratore Reale della Sardegna.

Il Civiller aveva il compito di riscuotere le somme da versare alla Corona d’Aragona dal visconte di Narbona Guglielmo II, a seguito degli accordi presi dopo i fatti bellici con l’Arborea.

Il visconte venne persuaso solo il 17 agosto 1420 a rinunciare ad ogni pretesa sul Giudicato di Arborea in cambio di 100.000 fiorini d’oro.

La lealtà verso la corona del Civiller venne ricompensata con l’infeudazione di tutto il territorio conosciuto come contrada o curatorìa di Parte Ippis.

Giovanni Civiller, il 27 ottobre 1414, ebbe in assegnazione, da parte di Ferdinando I d’Aragona (detto anche di Trastámara, o “il Giusto”) la curatorìa di Gippi, con atto emanato dal Procuratore Reale Guillermo de Trillea (Guglielmo Zatria).

La carta di infeudazione identificò con precisione i confini del nuovo feudo e stabilì che egli aveva diritto di esercitarvi la giustizia di primo grado civile e penale. Il 14 agosto 1420 ricevette la conferma dell’infeudazione di Parte Ippis con l’aggiunta di Villa Xidro, prima non compresa.

La pergamena di infeudazione è custodita presso l’Archivio di Stato di Torino e riporta testualmente: “in feudi iuxta more italie” l’incontrada di Parte Ippis a Giovanni Civiller, attesi i gravi e accetti servizi resi in Sardegna in diversi conflitti d’armi e altri che non cessa di andare prestando.

Nell’atto vengono nominate le ville popolate di questa contrada che sono:

Ippis Suso, Ippis Josso, Sorres, Searu, Pau de Vineis o Pitzu de Pau Josso, Pau Suso, In-spidi, Anquesa, Fanari Suso, Fanari Josso, Serramanna, Decimoputzu, Ussara, Leni.
[Archivio di Stato di Torino – Sezione Corte | Sardegna. Materie feudali in Paesi [Inventario n. 61] | Sardegna materie feudali | Mazzo 8 | Fascicolo 1. Villasor]

Il territorio dato in feudo al Civiller si estendeva per circa 420 Kmq. ed era compreso tra la campagna di Villaspeciosa, Decimomannu, San Sperate, Samassi e Siliqua. L’area non era molto vasta, ma era molto fertile.

Solitamente i feudatari spagnoli non usavano risiedere in Sardegna, ma affi-davano i loro feudi ad un procuratore detto anche “podatario”, che li amministrava per loro conto. La carta di infeudazione, peraltro, poneva l’obbligo di “domicilium tenere” e “habitationem continuam” nel feudo.

Civiller sceglie Villasor come luogo in cui risiedere e farne centro del suo feudo.

Il 27 gennaio 1415, alla morte di Zatria, Giovanni Civiller assunse in pieno la responsabilità della Procura Reale.

Il 19 marzo 1415 fu lui stesso a ricevere il viceré di Sicilia Giovanni d’Aragona, giunto a Cagliari con una flotta di 11 navi e diede comunicazione del fatto al Re, sottolineando anche che il Viceré avesse ascoltato messa in Cattedrale.

Nello stesso mese di marzo del 1415 inviò una lettera all’Arcivescovo di Ca-gliari, Pietro Giovanni Spinola, per avere il permesso di costruire la sua dimora a Sorres, in un’area di proprietà della chiesa cagliaritana, nei pressi della chiesa parrocchiale di Santa Maria, che già presentava una torre campanaria, eretta proprio nel 1414 (questa era all’epoca l’unica esistente, che, poi, rinnovata, venne intitolata a San Biagio).

Il 14 maggio, l’Arcivescovo rispose affermativamente.

“A causa degli omicidi, delle stragi, degli sconvolgimenti e dei danneggiamenti che lì vengono commessi e perpetrati da alcuni uomini ancora ribelli che scendono dalla Barbagia, alcuni hanno timore di andare in quella villa e nel suo territorio.

Per questo e per altri motivi tendenti a mettere riparo a questa paura, con nostra licenza, sopra, ai lati e intorno alla chiesa parrocchiale intitolata a Santa Maria intendete e volete costruire alcuni edifici fortificati (domos aliquas munitas) dove voi e gli altri confluirete in tempo di necessità o in altri momenti, possiate debitamente difendervi, ripararvi e salvarvi”.

[Francesco Virdis, “La parrocchiale di Villasor. Da Santa Maria a San Biagio”, 3 Esse, 2006, p. 18]

Johanis Sivellerj Donnicellj Domini Ville de Sorres depopulate

Civiller iniziò l’opera di ripopolamento di Sorres, cominciando proprio dall’edificazione della sua dimora, concepita, sia per uso abitativo che difensivo allo stesso tempo, avvalendosi di manodopera iberico-sarda e facendo appello alle popolazioni sparpagliate per le ville delle campagne vicine perché si riunissero a Sorres, garantendo difesa e protezione.

Giovanni Civiller, non avendo avuto discendenti maschi dalla moglie Bartolomea (non se ne conosce il cognome, il che potrebbe far pensare che non fosse una nobile), con testamento rogato dal notaio Pietro Vinat del 12 marzo 1423 nominò erede universale la sua unica figlia, Aldonça Civiller.

12 marzo 1423 – Testamento – “Domina Bartolomea uxori mea”

Giovanni morì presumibilmente nel 1433 e nel testamento del 1423 lasciò scritto di voler essere sepolto nella Chiesa di Santa Maria a Cagliari, ma non sappiamo se questa sua volontà sia stata poi effettivamente esaudita.

Nel 1618 peraltro la Cattedrale di Cagliari subì profonde trasformazioni in occasione della traslazione dei corpi dei Santi e delle reliquie: quindi, se anche vi fosse stato sepolto, non ne è rimasta traccia né fisica né documentale.

Ho provato anche a contattare il Museo della Cattedrale, ma purtroppo non è stato possibile avere nessun riscontro circa le eventuali sepolture avvenute in quel remoto arco temporale, dato che non esiste nessun registro.

Di Aldonça non conosciamo la sua data di nascita, anche perché la chiesa cominciò la tenuta dei registri parrocchiali nel 1563, grazie alle riforme proclamate in occasione del Concilio di Trento. La maggior parte delle parrocchie, tuttavia, hanno mantenuto i registri da circa 1595 a oggi.

Sono davvero rare le chiese che hanno registri già a partire dal 1300; i registri ecclesiastici di Palermo, ad esempio, iniziano dal 1350, e il battistero di Firenze ha i registri dagli inizi del 1400.

I Quinque Libri (Cinque Libri) della Cattedrale di Cagliari, partono dal 1570, e sono i registri, in cui, in seguito alle disposizioni del Concilio di Trento, venivano annotati gli atti di battesimo, matrimonio, morte (più l’amministrazione del sacramento della Confermazione e lo stato delle anime della parrocchia).

Sappiamo che suo padre Giovanni, nel marzo 1423, fece testamento in suo favore, e nel 1427 ci fu la conferma (in questo atto sono citate le date di assegnazione del feudo, 1414, della conferma, 1420 e del testamento del 1423, ma non dice che Giovanni sia morto; quindi, io escluderei che Giovanni sia morto nel 1423 ma è più plausibile, come riportato da alcune fonti, che sia deceduto nel 1433).

Aldoncam ems filium legittimanj et naturalem suam
Pergamena del 20 dicembre 1427
[Archivio di Stato di Cagliari | Fondo: PERGAMENE – [F441431] | Serie: 05 – Pergamene Museo del Risorgimento | Codice Unità: 614]

Nel 1400 si diventava maggiorenni tra i 12 e i 14 anni, quindi, si può supporre che quando fece testamento Giovanni, sua figlia Aldonça avesse circa 12 o 13 anni.

Il diritto romano distingueva tra minorenni (in latino impuberes) e maggiorenni (puberes) e fissava l’inizio della pubertà a 12 anni per le ragazze e a 14 per i ragazzi; la maggiore età garantiva la piena capacità di agire.

Aldonça Civiller nel 1427 (Diploma di Re Alfonso V del 20 dicembre 1427 che approva la remissione ereditaria del feudo con le ville in esso esistenti), all’età di 16 o 17 anni, entrò in pieno possesso dei feudi paterni, ed inoltre andò in sposa a Giacomo Besora.

Con il matrimonio le figlie passavano dall’autorità parentale a quella del coniuge sancita dal diritto matrimoniale.

I Besora appartenevano ad una nobile e potente famiglia catalana un cui ramo si trasferì in Sardegna con i fratelli Ruggero e Giovanni, al seguito del Re Martino; Giacomo era il figlio di Ruggero.

Giacomo Besora, nel 1433, a capo di un forte esercito (composto per la maggior parte di sassaresi, algheresi e bosani) assediò per tre anni il castello di Monteleone Rocca Doria; fu Viceré di Sardegna dal 1434 al 1437) e Procuratore Reale dal 1439-1449.

Il fatto che Aldonça andò in sposa ad una persona di così alta nobiltà significa che il Civiller stesso fosse un personaggio di rilievo nella vita di corte del periodo; già nel 1413, infatti, era di fianco al Procuratore Reale, Guglielmo Zatria; alla sua morte, nel 1415 assume lui stesso la piena responsabilità della Procura Reale e negli anni venti del 1400 fa stabilmente parte del “braccio militare” del Parlamento.

Giacomo e Aldonça ebbero tre figli: Giacomo, Isabella e Galcerando. Giacomo Besora morì nel dicembre del 1451.

Aldonça Civiller y Besora, il 29 maggio 1455, presso il castello di Villasor stipulò le Franchigie con gli abitanti di Serramannaen nom seu propi com en-cara coma tudriu e curadriu dels tills y hereus del magnifich Mossen Jaime de Besora quondam marit seu” (trad. “tanto in nome proprio quanto come tutrice e curatrice dei figli e degli eredi del magnifico signore Giacomo de Besora suo defunto marito”), riconoscendo ai rurali lo stato di abitante e non di vassallo, anticipando in questo modo di almeno duecento anni delle concessioni che verranno date in Europa solo verso il XVII secolo.

Non è dato sapere se dei provvedimenti analoghi valessero anche per il vicino abitato di Villasor, ma è possibile che tali interventi mirassero ad attrarre popolazione in un’area poco abitata e che, pertanto, fossero presenti anche in altre aree del feudo.

La notizia del rinvenimento di questo scritto di eccezionale importanza è stata data Raffaele Di Tucci, che l’ha pubblicata in “Serramanna e le sue franchigie del 1405” – Cagliari 1947. Di Tucci però, per una errata lettura del testo, non giunge a una data corretta dell’atto, rogato dal notaio Giovanni Garau, che risulta del 1455, cioè di cinquant’anni posteriore.

Delle franchigie venne fatta copia autentica dal notaio Bonifacio Cebrià il 20 maggio, a richiesta di Michele Onnis di Serramanna. Sembrava che entrambi gli atti fossero conservati all’Archivio di Stato di Cagliari, secondo i riferimenti riportati dallo stesso Di Tucci, per il quale erano tra gli atti del Notaio nel Vol. 146 del Regio Demanio dei Feudi.

Ugualmente lo collocano in ASC, Atti notarili, tappa di Cagliari, Legati, G. Garau, vol. 337, cc. 120v.-122v., sulla Rivista Diritto C Storia n. 3 – maggio 2004, Carla Ferrante (Archivio di Stato, Cagliari) e Antonello Mattone (Università di Sassari).

Fernando Caboni, autore di “Serramanna. Storia di una comunità agricola del Campidano” – 2008 Ed. Grafica del Parteolla, afferma che gli atti stipulati dal Notaio Bonifacio Cebrià tra il 1545 e il 1576 si trovano nel Volume 142 (anziché nel 146 come affermato dal Di Tucci), ma non ha trovato l’atto in questione.

Ho più volte contattato l’Archivio di Stato di Cagliari, ma dopo innumerevoli contatti, la loro laconica e definitiva risposta è stata:

… si comunica che, a seguito di accurata ricognizione, non è stato possibile individuare l’atto richiesto tramite la segnatura indicata dalla S.V. e dalla bibliografia dei testi citati…

Archivio di Stato di Cagliari

Quindi Aldonça, in un periodo in cui la donna era relegata in uno stato di subalternità, con un destino che la costringeva ad essere sottomessa prima al padre e poi al marito oppure a Dio quando veniva, invece, destinata alla vita monastica, è stata una donna eccezionale per il suo tempo, un tempo in cui solo le giovinette appartenenti all’aristocrazia potevano avere accesso all’istruzione ed inoltre la donna non poteva partecipare alla vita pubblica, non poteva votare, era esclusa dalle assemblee e addirittura non poteva detenere alcun bene materiale.

Nel 1451, alla morte del padre, Galcerando Besora venne nominato erede dei possedimenti paterni ma, essendo di minore età, rimase sotto tutela della madre.

Aldonça, essendo molto indebitata, nel 1454 dovette vendere il feudo al nobile Emanuele Ribelles per la cifra di 9100 lire sarde, che lo gestì fino al 1461, per poi rivenderlo a sua volta al nobile Raimondo Boter, che lo tenne in possesso per pochi anni, fino al 1464 (per alcune fonti 1468), quando Galcerando Besora, maggiorenne e nella facoltà di amministrare i propri beni, si sposò con la nobile e ricca Angela Adràn Beltran e, attraverso la dote avuta dal matrimonio, fu in grado di ricomprare il feudo di famiglia.

Galcerando morì nel 1480. Non avendo avuto figli la proprietà passò alla moglie.

Angela Adriàn Beltran sposò in seconde nozze Bartolomeo Gerp, anch’egli reduce da un matrimonio precedente, da cui aveva avuto un erede, Eusebio Gerp, che ricevette il feudo alla morte della madre.

La successione però non fu pacifica, poiché la sorella di Galcerando, Isabella Besora (sorella del defunto feudatario Galcerando, sposata con Salvatore Alagon), reclamò il possesso del feudo.

Ne scaturì una controversia giudiziaria lunghissima e costosissima, in cui Angela Beltran fu difesa dal marito, l’avvocato Bartolomeo Gerp.

Alla morte di Bartolomeo il feudo passò al figlio Eusebio, che portò avanti la causa per l’eredità ed arrivò a vincerla.

A Eusebio spettarono le terre delle signorie di Serramanna, Villacidro e di parte Ippis, mentre agli Alagón, parenti di Isabella, spettò la signoria di Villasor.

Nel 1514 Jayme Alagón y Besora provò a riprendere la causa, ma la perse definitivamente nel 1518 (o nel 1521, secondo alcune fonti).

La causa riprese nel 1520, anno della morte di Eusebio, e fu vinta dal figlio, Galcerando, nel 1525, quando il feudo gli venne riconosciuto in maniera definitiva.

Il 20 marzo 1525, Carlo V concesse a Galcerando de Gerp, signore delle ville di Serramanna e Villacidro, il titolo di nobiltà trasmissibile ai suoi eredi e discendenti in perpetuo.

Di seguito, il testo delle Franchigie di Serramanna.

Serramanna e le sue franchigie del 1405” – Cagliari 1947 – Raffaele Di Tucci

En nom de nostre Senyor jatsia amen.

Pactes y capitols fets inits e concordats entre la magnifica Senyora Aldonsa de Besora axi en nom seu propi com encara coma tudriu e curadriu dels tills y hereus del magnifich Mossen Jaime de Besora quondam marit seu de una part e Gontini Coleri Major, Antiogo Marrochu, Nigola Posca, Barisoni Julles, Miali Manis, Gantiní Campidano, Augustino Pinna, Sisinni Pelay, Domingo Malica, Nigola Sa-rago, Perdutxu Cancella, Matheu Lora, Francisco Arcedi, Antonio Manis, Lorenso Orru, Paulesio Belay, Antiogo Turris, Joan Casula, Bartolu de Porta, Joan Escano, Nigola Sarago, habitants de la villa de Serramanna axì absents com esdevenidors de la part altra en la forma y manera seguent.

Primeramente la dita magnifica Senyora Aldonsa en los dits noms e cascu de aquells per esquart de donatiu e subventio e ajuda per lo dit poble de la dita villa a ella ara gratiosament fets e volent encara a be millorament per tractar y llevarlos de toda fatiga destorp e affany e que millor puxen en ammillorament y en augment de llurs coses e effectes attendre, per ella en los dits noms e per los seus fa e gra-tiosament atorga a tot lo poble y habitants de dita villa qui hara son e per temps seran special gratia franquesa y llibertat que de sì avant no sian tinguts strets ni obligats en nigun servicis, comanaments y treballs reals e personals, que fosse o son tinguts fer a ella en dits noms o als seus exceptat que sien tinguts a cavalcada del Senyor o del Oficial segons es acostumat en lo present regne de Serdenya y axì mateix sien tínguts a pagar los drets e presents acostumats.

Item mes es concordat que la dita Senyora volent viure claramente ab lo dit poble, cascu se haja la ra-ho sua, jura e promet que totstemps que haura mester en galines com altres coses a ella necessaries en la dita villa, haja comprar e pagar aquelles en aquella forma çoes cascuna galina de mardiedo dos sous y lo pollastre prim, de vuit diners e lo pollastre ho cabonisco vuit diners e los viatges que faran de la dita villa en Caller ab vi llenya froment o altres coses, a raho de sis sous viatge, de home a cavall tres sous per cascu viatge; e sis havien anar a altres parts, que sia remes a voluntat e concordia de la dita Senyora e del que sera trames exceptat que se obligan e volen esser tinguts e obligats de un viatge cascun any franch a la dita Senyora.

Item mes es concordat que los habitants y poble de la dita villa se obligan y prometen e volen esser tin-guts tots adjudar lo hu al altre a ferca, ses y vynyes e altres possessions de un jornal cascu sots pena de deu Iliures lesquals si contra faran lo Major dega incontinent executar, e si no los executa lo Major ha caigut en pena de cinquanta Iliures.

Item mes es concordat que la dita Senyora jatsia los de la dita villa hajan Ilivertat de fer a tots Ilurs voluntats de Ilurs bens y haveres a cauthela e perque sien pus segurs vol y es contenta que lo dit poble y habitant de la dita villa puxen llíberament e sens Ilicencia ni contradicio alguna de la dita Senyora e dels seus vendre laxar donar o en altra manera alienar a qui volran e ben vists lis sera a tota llur vo-luntat tots llurs haveres y bens bestiau mercaderies bous cavalls forment ordi cases vínyes y altres pos-sessions axì estants en la dita villa com no estants en aquella a tota llur voluntat.

Item les dites parts convenen y prometen tenir e observar les dites coses aquestes contra no fer ni venir directament o per alguna causa o raho e axì ho juran sobre los sancts quatre Evangelis de llurs mans corporalment tocats.

Ǫuapropter nos dicte partes et utraque nostrum laudamus approbamus etc.

Actum est in turri Villesorris encontrate de Parte Ypis die vicesimo nono mensis madii anno a nativitate domini millesimo quadringentesimo quinto.

Signa X.X. X. X.

Testes huius rei sunt honorabilis Matheus Vitalis civis, Julianus Camado mercator et Anthonius Massa castellanus castri Callaris habitantes.

Traduzione:

In nome di Nostro Signore così sia – Amen

Patti e capitoli fatti, stabiliti e concordati fra la magnifica Signora Aldonça de Besora, tanto in nome proprio quanto come tutrice e curatrice dei figli e degli eredi del magnifico signore Giacomo de Besora suo defunto marito da una parte e Gontino Coleri, Maggiore Antioco Matrocca, Nicola Posca, Barione Julies, Michele Manis, Gontino Campidano, Agostino Pinna, Sisinnio Pillar, Domenico Marica, Nicola Sarago, Pietruccio Cancella, Matteo Lora, Francesco Arsedi, Antonio Manis, Giovanni Cancella, Antonio Montanari, Michele Manis, Bartolomeo Manis, Lorenzo Orrù, Paolo Pillai, Antioco Turris, Gio-vanni Casula, Bartolo de Porta, Giovanni Scano, Nicola Sarago abitanti della villa di Serramanna an-che per conto degli assenti e dei futuri, dall’altra parte.

Nel modo e nella forma seguenti: Prima di tutto la detta magnifica Signora Aldonça nei nomi sopra espressi e in ciascuno di essi, in contraccambio del donativo, sovvenzione e aiuto fatti ora graziosamente a lei dal popolo della villa, volendo che siano trattati sempre in modo migliore e liberali da ogni oppressione né disturbo o preoccupazione, e che possano attendere all’aumento delle loro cose sempre in meglio dal canto suo nei detti nomi e per conto dei suoi, fa e concede graziosamente a tutto il piccolo e a tutti gli abitanti della detta villa che ora sono e che vi saranno in avvenire la grazia speciale, franchigia e libertà di non essere tenuti, stretti ed obbligati, d’ora in avanti, ad alcuno servizio, comandamento o lavoro reale e personale che sia dovuto a lei o ai suoi, eccetto però che rimangano obbligati a fare la cavalcata col Signore o con l’Ufficiale come si è usato nel regno presente di Sardegna, e ugualmente siano tenuti a pagare i diritti e i regali secondo il solito. Inoltre, è stabilito che la detta Signora, volendo vivere pacificamente col detto popolo e in modo che ciascuno sia padrone del suo, giura e promette che ogni volta in cui avrà bisogno di galline o di altre cose nella detta villa, dovrà comprarle e pagarle in questa forma: una gallina da uova, due soldi; il pollastrino otto danari, il pollastro o gallo, otto danari.

I viaggi che gli abitanti faranno dalla detta villa a Cagliari con vino, legna, grano o altre cose, saranno pagati in ragione di sei soldi a viaggio; gli uomini a cavallo saranno pagati a tre soldi a viaggio. Se saranno inviati in altri luoghi, il compenso sarà deciso secondo la volontà e l’accordo della detta Signora e di quegli che sarà incarico del viaggio. Eccetto che si obbligano o si considerano tenuti a fare ogni anno un viaggio gratuito per la detta Signora.

Inoltre, è pattuito che abitanti e popolo della detta villa si obbligano, promettono e vogliono essere te-nuti ad aiutarsi l’un l’altro per costruire case, impiantare vigne ed altri possessi almeno un giorno all’anno, sotto pena di dieci lire che il Maggiore deve subito riscuotere con la forza, e se il Maggiore non lo farà sia colpito con la pena di cinquanta lire.

Inoltre è stabilito che per quanto gli abitanti della detta villa godano già della libertà di disporre secondo la loro volontà dei loro averi, tuttavia la detta Signora, a maggior cautela e affinché gli abitanti siano più sicuri, vuole ed è contenta che detto popolo e gli abitanti della detta villa possano liberamente, senza alcuna autorizzazione od opposizione della Signora o dei suoi vendere, cedere, donare o alienare in qualunque maniera a chi vorranno e chi parrà loro ben visto, di piena loro volontà qualunque loro avere o bene, bestiame, mercanzie, buoi, cavalli, grano, orzo, case, vigne ed altre possessioni, tan-to situate nella stessa villa come fuori di essa a completa loro volontà.

Ugualmente le dette parti convengono e promettono di mantenere e osservare tutte queste cose sopradette e non contravvenirvi direttamente o indirettamente per alcuna causa o motivo, e così giurano sopra i quattro Santi Evangeli, toccati materialmente con le loro mani.

Pertanto, le dette parti e ciascuno di noi, lodiamo, approviamo ecc. Fatto nella torre di Villasor, in contrada di Parte Ipis il giorno ventinove maggio 1455.

Segni per firme

Testimoni sono l’onorevole Matteo Vitale cittadino, Giuliano Camado mercante e Antioco Massa castellano, abitanti nel Castello di Cagliari

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