S’imperdau, quando le strade di Serramanna erano di pietra: la storia dell’antico acciottolato del paese
di 4 Agosto 2026 09:09 Letto 701 volte0
Prima dell’arrivo dell’asfalto, le strade di Serramanna avevano un volto completamente diverso. A caratterizzarle era s’imperdau, il tradizionale acciottolato in ciottoli di pietra (selce, granito, basalto, ecc.) che per secoli ha rappresentato il principale sistema di pavimentazione del paese, insieme alle cosiddette strade bianche in macadam.
Non si trattava soltanto di una scelta estetica. L’acciottolato era una soluzione ingegnosa, studiata per durare nel tempo e per adattarsi alle esigenze della vita quotidiana. Più resistente delle strade sterrate, produceva meno polvere durante l’estate e meno fango nei mesi piovosi. La sua caratteristica più importante era però la presenza della cunetta centrale, che raccoglieva e convogliava l’acqua piovana lontano dalle abitazioni, proteggendo i muri dall’umidità.
Il progetto del 1866
Le prime informazioni dettagliate sulla viabilità di Serramanna risalgono al 1866, quando il Comune affidò all’aiutante ingegnere cagliaritano Giovanni Onnis lo studio per una sistemazione complessiva delle strade interne.
Quel documento racconta non solo lo stato della rete viaria, ma anche la difficile situazione economica del paese. Nella relazione si sottolineava infatti l’urgenza di avviare i lavori perché molti operai, privi di occupazione, rischiavano di essere travolti dalla miseria e dalla fame.
Dal progetto emergono dati oggi particolarmente interessanti. All’epoca l’abitato contava 16 strade, delle quali 10 erano già pavimentate con s’imperdau e 6 erano invece in macadam. La rete stradale complessiva misurava circa 6,6 chilometri, oltre la metà dei quali – circa 3,7 chilometri – era già rivestita in acciottolato.
Per realizzare l’intervento era prevista una spesa di 76.510 lire, una cifra considerevole per l’epoca.
Le ultime strade bianche e l’arrivo dell’asfalto
La situazione rimase sostanzialmente invariata fino al secondo dopoguerra. Soltanto nel 1949 venne asfaltata via Roma, aprendo la strada alla progressiva trasformazione della viabilità del paese negli anni Cinquanta e Sessanta.
Tra le ultime strade bianche figuravano il lungo asse viario che attraversava Serramanna collegando le direzioni di Villasor e Samassi, la strada che dalla chiesa di San Leonardo conduceva alla fontana pubblica e Sa ‘Ia Noba, l’attuale via Costituzione.
Con l’asfalto scomparve gradualmente anche il caratteristico paesaggio di pietra che per generazioni aveva accompagnato la vita del paese.
L’ultimo vero imperdau
L’ultimo autentico intervento di realizzazione di un acciottolato tradizionale risale al 1954, quando venne completamente rifatto il manto stradale di via Serra.
Le pavimentazioni in ciottoli realizzate negli anni successivi, come quelle accanto alla chiesa di San Sebastiano (la prima foto di questo articolo) o all’ex Montegranatico, richiamano certamente l’antica tradizione, ma sono molto diverse dal sistema costruttivo originale.

Il vecchio imperdau era infatti formato da due superfici inclinate che convogliavano naturalmente l’acqua verso la cunetta centrale. Con la sua eliminazione e con l’introduzione dell’asfalto, l’acqua iniziò invece a scorrere lungo i lati della carreggiata. Secondo numerose testimonianze, questa modifica contribuì negli anni a favorire problemi di umidità in molti edifici storici, nonostante la realizzazione delle cunette laterali.

Un’opera costruita per resistere
La qualità dell’antico acciottolato dipendeva anche dai materiali utilizzati. I ciottoli erano realizzati in selce, una pietra molto dura, e non in arenaria, che si sarebbe rapidamente consumata sotto il peso dei carri.
Le ruote dei carri erano infatti strette e rivestite esternamente da una robusta fascia metallica, chiamata in sardo “su lamoi”, larga circa sette centimetri. Tutto il peso del carro e del carico gravava su una superficie ridotta, sottoponendo il selciato a continue e fortissime sollecitazioni.
Anche la tecnica di posa era particolare. I ciottoli venivano inseriti in verticale, uno accanto all’altro, sopra un letto di sabbia, senza utilizzare malta o cemento. Era proprio questa lavorazione, tramandata dagli artigiani specializzati (imperdadorisi), a garantire elasticità, stabilità e lunga durata alla pavimentazione.
Un patrimonio da ricordare
Oggi dell’antico imperdau restano soltanto pochi tratti e alcune riproposizioni moderne, sufficienti però a ricordare una tecnica costruttiva che per secoli ha caratterizzato l’identità urbana di Serramanna.
Quelle pietre non rappresentavano soltanto una pavimentazione: raccontavano il lavoro degli artigiani, l’ingegno di chi progettava le strade, il passaggio dei carri trainati dagli animali e la vita quotidiana di un paese che, molto prima dell’asfalto, aveva già trovato una soluzione efficace e durevole per le proprie vie.
Fonte | SerramannaWeb di Antonio Martis




