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Festa di Santa Maria 2026: intervista al Comitato

di Davide Batzella Letto 2.951 volte0

La Festa di Santa Maria 2026 ha portato con sé un’energia nuova, evidente non soltanto nelle iniziative e nell’organizzazione, ma soprattutto nelle persone che hanno scelto di mettersi in gioco. Il Comitato di quest’anno è infatti composto da tantissimi giovani serramannesi, protagonisti di un impegno che ha dato alla festa un nuovo slancio, fatto di entusiasmo, idee e voglia di fare.

A guidare il Comitato è Giovanni Maria Carboni, classe 1998, che ha assunto il ruolo di presidente in un anno particolarmente importante per la festa più sentita dalla comunità serramannese. Un incarico che significa responsabilità, ma anche la possibilità di rappresentare una generazione di giovani che ha deciso di dedicare tempo ed energie alla propria comunità.

Accanto a lui c’è Fabio Littera, classe 2001, secondo obriere, responsabile dell’Oratorio di San Leonardo e scelto dal primo obriere per coadiuvare il Comitato. Fabio segue in particolare il mondo social e l’organizzazione delle serate DJ, contribuendo a dare alla Festa un’impronta più vicina anche alle nuove generazioni.

Abbiamo incontrato Giovanni Maria e Fabio per parlare del lavoro svolto nei mesi di preparazione, delle difficoltà e delle soddisfazioni, del rapporto tra tradizione e nuove idee e, soprattutto, del significato che ha oggi per i giovani serramannesi impegnarsi nell’organizzazione della Festa di Santa Maria.

Giovanni Maria, partiamo dall’inizio: cosa ti ha spinto, a quasi 28 anni, ad accettare la presidenza del Comitato di Santa Maria?

Giovanni Maria:
Sono diversi i motivi che mi hanno spinto a farlo, in primis il sentimento d’affetto nei confronti di Santa Maria, così cara a me e alla mia famiglia, così come la disponibilità di altri amici, senza i quali non avrei certamente accettato questo incarico così gravoso.

È una responsabilità importante. Cosa ha significato per te decidere di metterti in prima persona al servizio della festa e della comunità?

Giovanni Maria: Certamente è un impegno totalizzante, quindi ho dovuto adattare la mia routine quotidiana alle esigenze che si presentavano in questi mesi. La vicinanza e l’ascolto della comunità serramannese sono stati essenziali per costruire il progetto de “sa Festa Manna”.

Una delle caratteristiche più evidenti del Comitato di quest’anno è la forte presenza di giovani. Com’è nato questo gruppo e che cosa significa vedere così tanti ragazzi impegnarsi concretamente per la Festa di Santa Maria?

Fabio: Il gruppo è nato, come spesso accade, quasi per caso durante una cena tra me, Giovanni ed Erika. Insieme a loro, dodici anni fa, siamo stati i “membri fondatori” dell’Oratorio San Leonardo, che oggi coordino e che propone attività a cui partecipano centinaia tra bambini e ragazzi. L’idea ci frullava in testa da un po’, anche perché i membri del precedente Comitato spingevano per un ricambio generazionale: abbiamo accettato con entusiasmo questo passaggio del testimone, dedicando anima e corpo all’organizzazione della Festa. Successivamente abbiamo invitato tanti amici e conoscenti a far parte di questo nuovo comitato, e non nego che ci siano state alcune difficoltà: dopo anni che potremmo definire “bui” per la festa, mettersi in gioco in prima persona per un giovane non è sempre facile. A molti siamo riusciti a trasmettere la nostra voglia di fare e il nostro entusiasmo, mentre con altri purtroppo il tentativo non è andato a buon fine. Tuttavia, siamo convinti che questo primo anno sia fondamentale per gettare le basi e poter costruire qualcosa di ancora più bello negli anni a venire.

In questi mesi avete lavorato tantissimo dietro le quinte. Qual è stata la difficoltà più grande che avete incontrato durante la preparazione e qual è invece il momento in cui hai pensato: “Ne è valsa davvero la pena”?

Giovanni Maria: Il momento più difficile penso sia stato coniugare le attese delle persone con un format più attuale. Ogni scelta comporta pochi “sì” e numerosi “no”: il budget limitato e l’indirizzo condiviso con il comitato ci hanno portato a scegliere e prendere alcune scelte non è sempre piacevole. D’altra parte incontrare le persone sulla soglia di casa, soprattutto le più anziane, è stata una bellissima esperienza. Nel cuore conservo l’immagine di una anziana signora che al nostro “Santa Maria s’avisìtada”, dopo aver baciato l’immagine di Santa Maria, con gli occhi lucidi ha voluto raccontarci il suo desiderio di poter ancora tornare nella chiesetta campestre, così come fin da piccola era solita fare. 

Quest’anno si è percepita una particolare voglia di fare e un salto di qualità nell’organizzazione. Quanto lavoro c’è dietro quello che il pubblico vede durante i giorni della festa?

Fabio: Il lavoro dietro le quinte è davvero imponente, e Giovanni ed Erika possono sicuramente confermarlo. Coinvolge tutti i membri del comitato, le nostre famiglie e i tanti amici dell’associazionismo serramannese che si sono resi disponibili affinché tutto si svolga nel migliore dei modi. Un enorme grazie va sicuramente a don Pes, che è sempre stato una spalla su cui contare nei momenti di difficoltà, trovando le parole giuste per spronarci ad andare avanti. La macchina organizzativa si è messa in moto già nell’ultimo trimestre del 2025: ci sono state tantissime ore di lavoro e riunioni infinite per consolidare il programma che oggi speriamo possiate apprezzare. Niente di tutto questo, però, sarebbe stato possibile senza l’impegno e, ci tengo a sottolinearlo, la costanza dei ragazzi che hanno deciso di dare il proprio contributo. Speriamo che la comunità di Serramanna possa apprezzare i nostri sacrifici. Un ringraziamento speciale va infine alla Società di Santa Maria che, insieme ad alcuni giovani volontari, cura il decoro della chiesetta e di tutto il parco del Santuario durante l’intero anno, offrendo un servizio prezioso alla collettività e permettendoci di avere una cornice magnifica per la nostra Festa.

La Festa di Santa Maria ha una storia e delle tradizioni molto profonde per Serramanna. Come si riesce a mantenere fede alla tradizione, cercando allo stesso tempo di portare idee nuove e un modo più moderno di vivere la festa?

Giovanni Maria: In questo difficile compito è stato importante ascoltare l’esperienza dei nostri predecessori in questo servizio del comitato. È stata anche occasione per approfondire e studiare cosa di questa festa è riportato dagli storiografi. Durante la processione del rientro Santa Maria verrà, dopo tanti anni, accompagnata dai cavalieri. Questa scelta riprende quanto della processione serramannese è stato scritto nella pubblicazione degli storici ottocenteschi Angius e Casalis. Per poter rendere più moderno il programma della festa, ci siamo messi in ascolto dei più giovani, scegliendo un maggior coinvolgimento di numerosi artisti locali, non sempre valorizzati in casa. A Santa Maria ci saranno diversi di loro, che ci faranno ballare sulle note delle loro consolle.

Quanto è importante, per un Comitato giovane, il rapporto con chi ha organizzato la festa negli anni precedenti? Avete ricevuto consigli, suggerimenti o insegnamenti dalle generazioni che vi hanno preceduto?

Giovanni Maria: Sì, come dicevo, sono stati essenziali e collaborativi. Ci hanno spesso suggerito le strade migliori, facendo riferimento alla loro esperienza.  

Organizzare una festa di queste dimensioni significa anche lavorare con tante persone, associazioni, volontari, istituzioni e attività commerciali. Quanto è stato importante il sostegno della comunità serramannese e che risposta avete ricevuto?

Giovanni Maria: È fondamentale perché ci si rende conto di quanto “fare rete” sia la base per costruire un buon progetto. La manifestazione, come vedrete, coinvolgerà diverse realtà: dai gruppi folk alle associazioni culturali e di volontariato. Saranno tutti a Santa Maria in questi giorni, durante le processioni, ma anche realizzando uno stand durante l’evento enogastronomico. Tra tutti è stato bello collaborare con il comitato di San Leonardo e con il comitato di Sant’Isidoro. Quest’ultimo insieme alla Gialeto realizzeranno la locanda all’interno del parco di Santa Maria.

C’è un momento particolare della Festa di Santa Maria che, personalmente, aspettate più di tutti? Quello in cui vorreste fermarvi un attimo e godervi il risultato di tutto il lavoro fatto?

Fabio: Credo che mai come quest’anno possiamo definirla davvero “Sa Festa Manna”, non solo per la qualità degli artisti coinvolti, ma proprio per la quantità e la ricchezza degli eventi proposti, sia dal punto di vista civile che religioso. Durante le prime riunioni informali ci siamo fatti una promessa: proporre una festa che fosse il più “orizzontale” possibile, capace di unire le generazioni anziché creare un divario netto. Il programma, infatti, è stato pensato con un duplice obiettivo: da un lato, riavvicinare i giovani, colmando una distanza che iniziava a sembrare incolmabile; dall’altro, permettere a tutte le fasce d’età di godersi appieno la Festa più importante di Serramanna. Per questo motivo non c’è un singolo evento che aspetto più degli altri: il mio desiderio più grande è che, al termine dei festeggiamenti, l’intera comunità possa apprezzare la varietà del programma che abbiamo costruito.

Da giovani serramannesi, cosa pensate possa rappresentare la Festa di Santa Maria per le nuove generazioni? Può ancora essere uno strumento per creare comunità, coinvolgere i ragazzi e rafforzare il legame con Serramanna?

Fabio: Come accennavo prima, da giovane serramannese avevo notato che si era creata una distanza importante tra le nuove generazioni e le proposte (artistiche e non) della festa. Come Comitato, però, non pensiamo affatto che dedicare un’intera festa esclusivamente ai giovani sia la mossa giusta; al contrario, vogliamo che sia un ponte tra le generazioni, non una barriera. Lo scambio e l’incontro che si creano in questi momenti sono qualcosa di straordinariamente bello: è proprio lì che emerge la vera unione di un paese come Serramanna. Sono convinto che questo nostro “Anno Uno” sia l’occasione giusta per trasmettere ai più giovani un rinnovato senso di appartenenza: in primis verso la devozione per Santa Maria, e in secondo luogo verso un evento che un tempo era trepidamente atteso da tutta la comunità. Vogliamo provare a rendere di nuovo la Festa un punto di riferimento per tutti, anche perché cade in un periodo strategico, tra la fine delle vacanze e l’inizio delle scuole: è il modo migliore per affrontare questa fase di transizione che, lo dico da ex studente, è sempre un po’ “traballante”.

Infine, dopo mesi di lavoro, cosa vorreste che rimanesse di questa esperienza?
E se si dovesse lasciare un messaggio ai giovani di Serramanna che magari stanno pensando di impegnarsi in futuro nel Comitato, cosa direste loro?

Fabio: Come ha sottolineato Giovanni, un impegno del genere è davvero totalizzante. Personalmente, ho dovuto riorganizzare la mia vita affinché gli impegni del dottorato, le attività dell’Oratorio e quelle delle altre associazioni di cui faccio parte riuscissero a incastrarsi perfettamente. Capisco bene che molti ragazzi abbiano paura di assumersi responsabilità simili per il timore di non riuscire a conciliare tutto: eppure, nonostante le nostre vite piene, io e gli altri ragazzi del Comitato ce l’abbiamo fatta, e questo traguardo oggi ci riempie di orgoglio. È un’esperienza stancante, ma che arricchisce tantissimo, soprattutto a livello umano: fare gruppo, confrontarsi e cercare di individuare le proposte migliori per la comunità è stato sfidante ma allo stesso tempo esaltante. Siamo un comitato giovane, è vero, ma con fasce d’età piuttosto ampie al suo interno: dover conciliare le idee di tutti non è mai banale, ma la bellezza del nostro gruppo risiede proprio qui. Se dovessi lasciare un messaggio ai ragazzi di Serramanna, direi che questo è lo spazio ideale per dare sfogo alla propria creatività e alle proprie idee. Non c’è stata una sola volta in cui abbiamo scartato una proposta a priori, senza prima permettere a chi l’ha avanzata di descriverla e motivare perché potesse essere interessante per la festa. Personalmente sono molto legato alla vita religiosa della nostra comunità, ci sono dentro da più di dodici anni ed è stato un fattore trainante per me, ma devo ammettere che anche il “malcontento” che percepivo tra i miei coetanei mi ha spinto a voler dare nuova linfa alla Festa. Certo, è un impegno importante, ma se siamo in tanti il carico di lavoro si bilancia e diventa molto più semplice, oltre che bello, dare il proprio contributo.

Infine, abbiamo rivolto anche una domanda al parroco di San Leonardo, don Giuseppe Pes.

Don Pes, dopo ben 18 anni a Serramanna come parroco della Chiesa di San Leonardo, deve essere molto bello vedere un gruppo di giovani molto affiatato e attivo che si impegna ogni giorno nelle svariate attività della parrocchia. Cosa augura ai “suoi” ragazzi?

Don Pes:

Caro Davide,
ogni parroco, indipendentemente dal numero degli anni in cui svolge il «servizio» pastorale in una parrocchia, dovrebbe, nella misura più ampia possibile, cercare la collaborazione dei laici, coinvolgendoli e corresponsabilizzandoli, come logica conseguenza di un dato di fatto: la Parrocchia non è del parroco, ma è di tutti i battezzati che la compongono e sono stati dotati dal Signore dei «talenti» non solo per il bene personale, ma per l’utilità comune.

È nello spirito del Concilio Vaticano, indetto appositamente da Papa Giovanni XXIII e da lui inaugurato nel 1962 e concluso da Papa Paolo VI l’8 dicembre 1965.

Sono trascorsi 61 anni: avrebbero potuto e dovuto costituire un lasso di tempo più che sufficiente per il conseguimento del traguardo di una Chiesa rinnovata.

«Vedere un gruppo di giovani molto affiatato e attivo che si impegna ogni giorno nelle svariate attività della Parrocchia» dovrebbe essere «normalità». Il fatto che, invece, faccia notizia significa che c’è ancora tanto cammino da fare.
Si tratta, comunque, di un esempio positivo da evidenziare, soprattutto per sfatare i «luoghi comuni» che frequentemente portano a giudicare i giovani in termini negativi. Percentualmente, rispetto al numero dei giovani serramannesi, il gruppo costituisce minoranza, ma è in numero in costante crescita, logica conseguenza della credibilià che sta acquisendo nello svolgimento delle attività programmate.

Mi poni questo interrogativo: Cosa augura ai “suoi” ragazzi?
Intanto ti dico che non li considero «miei», perché non lo sono. Come non lo sono tutti gli altri membri della parrocchia. Non ne sono il «padrone», ma il «pastore» a loro servizio.

Cosa auguro? A noi suoi seguaci il Signore chiede di essere «sale della terra», «lievito» e «luce del mondo». Ai componenti di questo meraviglioso gruppo auguro una progressiva crescita in «quantità» e, soprattutto in «qualità», magari aiutati e sostenuti anche dai miei consigli e dalle preghiere.
Don Giuseppe Pes

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