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Le due teste di moro nello stemma di Serramanna: una storia che arriva dai Brondo e attraversa l’Europa

di Davide Batzella Letto 672 volte0

A prima vista, osservando lo stemma del Comune di Serramanna, sono probabilmente le due teste di moro a catturare maggiormente l’attenzione. Sono poste nel terzo campo dello scudo, di rosso, affrontate e bendate d’argento. Un simbolo che, proprio perché ricorda immediatamente la bandiera e lo stemma della Sardegna, potrebbe sembrare legato direttamente alla storia dell’isola.

In realtà, nel caso di Serramanna, la storia è un po’ più particolare: quelle due teste di moro non sono una semplice riproposizione dei “Quattro Mori” della Sardegna, ma arrivano dallo stemma della famiglia Brondo, la casata che nel XVII secolo divenne titolare del feudo e del titolo di Conte di Serramanna.

Lo stemma di Serramanna racconta la storia del paese

Lo stemma comunale di Serramanna fu elaborato negli anni Novanta sulla base di una ricerca storica di Stefano Pira e del lavoro artistico di Flaviano Ortu. Il progetto, che risaliva idealmente già ai primi anni Sessanta, arrivò all’approvazione il 24 settembre 1997, con la concessione dello stemma e del gonfalone.

Decreto dell’Ufficio Araldico del 24/09/1997

Lo scudo riunisce tre elementi distinti.

Nel primo compare il campanile della chiesa di San Leonardo, caratterizzato dalla sua particolare canna ottagonale.

Stemma dei Besora

Nel secondo troviamo i due pali neri in campo d’argento, richiamo all’arma dei Besora e soprattutto alla vicenda delle franchigie del 1455, concesse alla comunità serramannese da Aldonsa de Besora.

Nel terzo, su fondo rosso, compaiono invece le due teste di moro.

Ed è proprio questo il particolare che conduce alla famiglia Brondo.

I Brondo e la nascita della Contea di Serramanna

La vicenda comincia nel 1594, quando il feudo comprendente Serramanna e Villacidro fu acquistato da Giovanni Gerolamo Brondo, originario di Cagliari e di famiglia di origine catalana.

Stemma dei Brondo

La generazione successiva portò alla nascita della vera e propria Contea di Serramanna.

Il figlio ed erede di Tomaso Brondo fu Antonio Brondo y Ruescas, che il 29 novembre 1617 ricevette da Filippo III di Spagna il titolo di Conte di Serramanna.

È proprio all’emblema della famiglia Brondo che bisogna guardare per capire la presenza delle due teste.

Lo stemma dei Brondo comprendeva un albero affiancato da due teste di moro con una benda sulla fronte. Nel momento in cui venne elaborato lo stemma del Comune di Serramanna, furono riprese proprio quelle due figure: nel 1617 i Brondo y de Ruecas ottennero il titolo di Conti di Serramanna «con l’emblema delle due teste di moro».

Perché nello stemma comunale ci sono soltanto le teste?

Qui è necessario distinguere tra lo stemma della famiglia Brondo e lo stemma del Comune.

L’arma originaria descritta nelle fonti locali comprendeva anche l’albero. Nello stemma comunale, invece, compaiono soltanto le due teste di moro, questo per motivi tecnici intervenuti durante la procedura di concessione dello stemma.

Quindi le due teste non sono state inventate per lo stemma moderno del Comune: sono un elemento araldico preesistente, ripreso dalla tradizione della famiglia Brondo e collegato alla storia della Contea di Serramanna.

Ma cosa significa, in generale, una “testa di moro”?

Qui la storia si fa molto più ampia.

La testa di moro è una figura presente da secoli nell’araldica europea. L’attuale Armoriale della testa di moro di Wikipedia osserva che essa compare in numerosi stemmi e che il suo utilizzo non è riconducibile a un’unica origine.

Nell’araldica europea il motivo compare, infatti, in contesti differenti. Può appartenere allo stemma di una famiglia nobile, può assumere una funzione territoriale e in alcuni casi può essere utilizzato anche come stemma parlante, per esempio in relazione a cognomi o denominazioni legate alla parola “moro” o a termini equivalenti. L’armoriale segnala inoltre differenze nelle modalità di rappresentazione: in particolare, nell’araldica italiana è frequente la presenza della benda bianca attorno alla testa.

Questo significa che non tutte le teste di moro presenti negli stemmi europei hanno necessariamente lo stesso significato storico.

È un punto importante anche per Serramanna: il fatto che le figure ricordino quelle della Sardegna non significa che ogni testa di moro presente debba essere interpretata come un riferimento diretto allo stemma sardo.

Quante sono le città e le famiglie con una testa di moro nello stemma?

L’armoriale consultato comprende numerosi esempi distribuiti in diversi Paesi europei.

Compaiono, tra gli altri, stemmi dell’Algarve, dell’Aragona, della Corsica, di numerosi comuni portoghesi, francesi, tedeschi e italiani, oltre a stemmi di famiglie e personaggi ecclesiastici.

Tra gli esempi italiani elencati figurano Brossasco, Canzano, Capitignano, Mercato Saraceno, Morano sul Po, Morano Calabro, Morazzone, Mornago, Muro Leccese, Negrar, Occimiano, Odalengo Grande, Palmi, Quarto di Santa Maria, San Candido, Sant’Angelo Muxaro, Trofarello, Villastellone e altri ancora.

E in Sardegna la presenza è particolarmente interessante.

L’armoriale attualmente comprende Ardauli, Perdasdefogu e Serramanna, oltre alla Sardegna, al Regno di Sardegna e, nella sua versione storica riportata dalla pagina, alla Provincia di Cagliari.

Serramanna e i Quattro Mori: simili, ma non la stessa cosa

Il paragone con lo stemma della Sardegna è inevitabile.

Stemma Regione Autonoma della Sardegna

La Regione Sardegna descrive ufficialmente il proprio stemma come d’argento alla croce di rosso accantonata da quattro teste di moro bendate. La storia dell’emblema è però distinta e molto più antica: la Regione ne documenta la presenza nei sigilli della Cancelleria reale aragonese già dal XIII secolo e ricostruisce la sua successiva affermazione come simbolo del Regno di Sardegna.

Lo stemma di Serramanna presenta invece due sole teste, affrontate e poste nel terzo campo dello scudo, e il loro significato è legato alla storia araldica dei Brondo, la famiglia che ottenne il titolo di Conte di Serramanna nel 1617.

La somiglianza iconografica, dunque, è evidente; il percorso storico documentato è invece differente.

Un simbolo europeo, arrivato a Serramanna attraverso la storia dei Brondo

La cosa più curiosa dello stemma serramannese è proprio questa sovrapposizione di significati.

Per un abitante della Sardegna, due teste di moro richiamano spontaneamente l’isola. Ma, nel caso di Serramanna, la documentazione locale conduce a un’altra storia: quella della famiglia Brondo, del sistema feudale e della Contea di Serramanna.

Lo stemma comunale diventa così una sorta di sintesi della storia del paese: il campanile di San Leonardo, i riferimenti ai Besora e alle franchigie del 1455 e, infine, le due teste di moro legate alla casata dei Brondo e al titolo comitale.

Quando quindi vediamo quelle due figure nere nello stemma di Serramanna, non stiamo semplicemente guardando una variante dei Quattro Mori. Stiamo guardando un simbolo araldico che racconta una parte precisa della storia di Serramanna: quella dei Brondo e della nascita della Contea nel 1617.

Fonti

  • Ministerio de Justicia de España – Guía Oficial de Grandezas y Títulos del Reino.
  • Regione Autonoma della Sardegna.
  • Wikipedia – Armoriale della testa di moro.
  • Serramanna Insolita, di Paolo Casti
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