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Luigi Muscas, lo scrittore che raccontò la Serramanna di un tempo

di Davide Batzella Letto 613 volte0

Ci sono persone che riescono a conservare un pezzo della propria comunità semplicemente osservandola, ascoltandola e mettendone per iscritto i ricordi.

Luigi Muscas è stato una di queste.

Luigi Muscas, fotografia su gentile concessione della Famiglia

Nato a Serramanna il 14 maggio 1933, da padre villacidrese e madre serramannese, lasciò il paese ancora giovane per ragioni di studio e di lavoro, trascorrendo gran parte della propria vita a Cagliari, dove lavorò presso la Clinica Universitaria come funzionario tecnico.

La distanza, però, non recise mai il legame con Serramanna. Al contrario, sembra averlo reso ancora più forte.

Muscas coltivò per tutta la vita una profonda passione per la scrittura e per la poesia, ottenendo negli anni importanti riconoscimenti per alcune delle sue composizioni. Fu inoltre a lungo presidente del circolo culturale “Solstitium”, fondato dall’amico Marcello Serra, autore di Mal di Sardegna.

Proprio Marcello Serra firmerà la prefazione di Serramanna, scorci di vita paesana, descrivendo Muscas come un osservatore attento della realtà, dotato di una limpida vena poetica e di talento come articolista e narratore.

Luigi Muscas morì a Cagliari il 2 giugno del 2021, poco dopo aver compiuto 88 anni.

Serramanna e Villacidro, i due paesi degli affetti

Ai luoghi delle proprie radici Luigi Muscas dedicò due opere pubblicate nello stesso periodo: Serramanna, scorci di vita paesana e Villacidro, scorci di vita paesana.

Luigi Deidda con Luigi Muscas (a destra) rientrando da Villacidro a Serramanna in calesse [Foto della Collezione Luigi Deidda]
Il calesse oggi, fotografia su gentile concessione della Famiglia

Il primo era dedicato al paese nel quale era nato e aveva trascorso gli anni dell’infanzia; il secondo alla terra natale del padre Giuseppe e dell’amata moglie Dina.

In età più matura Muscas si cimentò anche nel romanzo storico con La notte di San Gemiliano, nel quale raccontò una vicenda realmente accaduta legata all’incursione di una flotta saracena proveniente dalla Spagna tra il primo e il secondo millennio.

Ma è soprattutto attraverso Serramanna, scorci di vita paesana che la sua voce è rimasta profondamente legata alla memoria del paese.

Fermare le immagini prima che il tempo le portasse via

Muscas chiarisce fin dalle prime pagine quale fosse lo scopo del suo lavoro.

Non pretendeva di scrivere la grande Storia. Voleva piuttosto “fermare alcune immagini” della comunità agricola, dei suoi luoghi, delle sue usanze e del suo passato per consegnarle alle generazioni più giovani prima che il tempo le cancellasse definitivamente.

È questa, probabilmente, la chiave più importante per comprendere tutto il libro.

Serramanna, scorci di vita paesana non nasce infatti come una cronologia di avvenimenti, ma come una raccolta di ricordi: la storia vista attraverso le persone, le case, i mestieri, le feste, i racconti ascoltati dagli anziani e le immagini conservate dall’autore fin dall’infanzia.

Marcello Serra, nella prefazione, lo definisce significativamente una sorta di “biografia paesana”, capace di restituire il ritratto intimo e familiare di un centro del Campidano.

Un altro particolare racconta qualcosa dello spirito con cui l’opera venne realizzata: nell’edizione consultata viene espressamente indicato che i diritti d’autore sarebbero stati interamente devoluti all’UNICEF.

Il mare di grano che non c’è più

Uno dei ricordi che percorrono con maggiore intensità il libro è quello della Serramanna agricola.

Muscas ricorda una pianura che, durante l’estate, appariva come un immenso mare dorato di grano, interrotto soltanto dal verde di qualche vigneto.

È il paesaggio della sua infanzia e della sua giovinezza.

Con il passare degli anni quel panorama si trasforma: alle distese di grano si sostituiscono barbabietole, pomodori, carciofi e altre colture. Ed è proprio in questo confronto tra ciò che era e ciò che stava diventando che emerge continuamente la nostalgia dell’autore.

Non è però una semplice nostalgia romantica.

Muscas cerca di spiegare come funzionava quella civiltà contadina, dalla costruzione delle case in ladiri ai mestieri ormai scomparsi, dal rapporto con la terra al ruolo che feste religiose e tradizioni avevano nella scansione dell’anno agricolo.

Arriva ironicamente a osservare che a Serramanna persino i santi, prima o poi, finivano per diventare agricoltori: San Daniele accompagnava il periodo delle fave, Sant’Angelo quello delle melagrane, Santa Maria proteggeva gli ortolani e Sant’Isidoro era il patrono per eccellenza della vita dei campi.

Una Serramanna raccontata attraverso i suoi personaggi

È però quando entrano in scena le persone che il libro assume il tono più vivo.

Muscas aveva una particolare capacità di cogliere un gesto, un’abitudine o una stranezza e trasformarli nel ritratto di un personaggio.

Marcello Serra lo sottolinea già nella prefazione, indicando tra le pagine più divertenti quelle dedicate a Zi’Antiogu, “su piccadori ’e molas”, l’artigiano incaricato di ripristinare le scanalature delle mole utilizzate nelle case per macinare il grano.

Zi’Antiogu appartiene a quella lunga galleria di mestieri e figure che il progresso avrebbe fatto scomparire nel giro di pochi decenni.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti di Scorci di vita paesana: Muscas non conserva soltanto i nomi, ma cerca di farci nuovamente vedere quelle persone mentre camminano per le strade del paese.

Il signor Marcello e la bara piena di salumi

Tra le piccole storie disseminate nel libro ce n’è una che sembra uscita direttamente da un racconto popolare.

Muscas ricorda un certo Signor Marcello, ricco proprietario terriero, vecchio scapolo e personaggio piuttosto bizzarro, che avrebbe poi lasciato i suoi beni ai religiosi in cambio di assistenza.

Di lui in paese si raccontava un particolare decisamente singolare: teneva sempre una bara sotto il letto.

E, forse per esorcizzare la paura della morte, quella bara non era vuota.

Secondo il racconto riportato da Muscas, la teneva piena di prosciutti e salsicce.

Un piccolo episodio che in poche righe restituisce perfettamente quel misto di ironia, superstizione e concretezza contadina che attraversa molte pagine del libro.

“Noè”, la botte da 31 mila litri

Un altro personaggio del libro, questa volta di legno, si chiamava Noè.

La botte Noè

Apparteneva a Lodovico Mossa, “Ludivicu”, proprietario di terre e vigneti e commerciante di cereali e vino.

Muscas racconta che Ludivicu acquistò alla Fiera di Milano una botte talmente grande da dover essere trasportata a Serramanna smontata in doghe. Per rimontarla arrivarono appositamente dei mastri bottai dall’Austria.

Sulla facciata campeggiavano il nome e la capacità: Noè – 31.000. Trentunmila litri di vino.

Durante la vendemmia, quando il mosto iniziava la fermentazione, il gigantesco recipiente produceva un brontolio sordo che, ricorda Muscas, si sentiva nel vicinato quasi come il rumore lontano di un fiume in piena.

Noè diventò in qualche modo un simbolo della tradizione vitivinicola serramannese.

La sua fine fu però assai meno gloriosa. Donata successivamente alla Cantina Sociale, venne lasciata all’aperto e senza le necessarie protezioni. Le intemperie fecero il resto e, dopo qualche anno, della gigantesca botte non rimase più nulla.

È uno di quei racconti nei quali l’ironia di Muscas lascia improvvisamente spazio all’amarezza per ciò che il paese non era riuscito a conservare.

Tommaso Scalas, il farmacista che prescriveva bistecche

Tra i personaggi più straordinari ricordati da Muscas c’è poi Tommaso Scalas, il vecchio potecariu.

Scalas era un grande conoscitore delle erbe e delle sostanze medicinali, appassionato studioso e poeta in lingua sarda.

Muscas racconta anche il suo interesse per quelle che all’epoca erano le nuove teorie freudiane.

I suoi esperimenti, però, incontravano qualche difficoltà nella Serramanna del tempo.

I ragazzini chiamati nel suo studio, più interessati alle monetine che Scalas distribuiva che alle esplorazioni dell’inconscio, avrebbero capito rapidamente il meccanismo: fingevano di cadere in trance e improvvisavano improbabili filastrocche in un latino maccheronico, lasciando il povero ricercatore piuttosto sconsolato.

Ma è forse un’altra frase a descrivere meglio il personaggio.

Scalas, racconta Muscas, cercava talvolta di convincere i propri pazienti a lasciar perdere gli “intrugli” che avrebbe potuto preparare in laboratorio: “Poesia, risate e una buona bistecca!”.

E capitava perfino che qualche povero paziente tornasse a casa non con una medicina, ma con i soldi che il farmacista gli aveva dato per comprarsi la bistecca.

Sono storie come questa a spiegare perché il libro di Muscas sia qualcosa di diverso da un semplice testo di storia locale.

Santa Maria e una festa che scandiva la vita del paese

Tra i ricordi più intensi vi sono quelli dedicati alla Festa di Santa Maria.

Muscas racconta la processione, il cocchio, i cavalli degli obreris, la strada verso la chiesa campestre e il ritorno verso il paese.

Sono immagini che oggi permettono di comprendere quanto profondamente la festa fosse intrecciata alla vita della comunità e al suo mondo agricolo.

La testimonianza di Muscas continua a essere utilizzata anche oggi: il Comune di Serramanna cita Serramanna, scorci di vita paesana nella pagina istituzionale dedicata alla chiesa di Santa Maria di Monserrato, mentre anche diversi approfondimenti pubblicati negli anni da ASerramanna.it hanno ripreso i suoi ricordi per ricostruire la storia della festa.

Il costume e la memoria fotografica

Muscas non affidò la memoria soltanto alle parole.

Nel suo volume trovano spazio anche immagini e testimonianze fotografiche che, con il trascorrere degli anni, hanno assunto un crescente valore documentario.

Una fotografia del costume tradizionale di Serramanna realizzata da Luigi Muscas e pubblicata in Scorci di vita paesana è stata utilizzata anche negli studi e negli approfondimenti dedicati alla ricostruzione dell’abbigliamento tradizionale del paese.

Scrittura e fotografia diventano così parti dello stesso lavoro: fermare ciò che stava scomparendo.

Serramanna e Villacidro

Il legame familiare con Villacidro spiega anche l’attenzione riservata da Muscas ai rapporti tra le due comunità.

Oltre a Villacidro, scorci di vita paesana, il suo nome è legato al contributo “Amicizie e rivalità storiche tra Serramannesi e Villacidresi”, inserito nel volume Sa Bidda de is cogas di Gian Paolo Marcialis.

Tra gli episodi affrontati compare anche la celebre contesa relativa alla reliquia di San Sisinnio, una delle storie nelle quali fede, rivalità campanilistica e tradizione orale dei due paesi si intrecciano.

Anche sul primo web

Alla fine degli anni Novanta Muscas fu presente anche nella prima stagione di Internet con un proprio sito personale, ospitato all’indirizzo members.xoom.it/luigimuscas. In quello spazio portò online i suoi libri e parte del lavoro che fino ad allora aveva affidato alla carta.

Oggi il sito non è più attivo, ma resta una testimonianza precoce della sua curiosità verso i nuovi strumenti digitali e della volontà di rendere accessibili i propri scritti anche attraverso la rete.

Un aneddoto: dal libro alla rete

Un episodio del 1998 racconta bene questo passaggio dalla carta al web. Quando Luigi Muscas seppe che Paolo Casti stava realizzando il primo sito internet dedicato a Serramanna, volle andare personalmente a trovarlo a casa.

Il nuovo sito utilizzava anche alcuni contenuti tratti da Serramanna, scorci di vita paesana. Muscas si complimentò con Casti per essere riuscito, in qualche modo, a dare una nuova vita digitale a racconti e memorie che fino a quel momento erano esistiti soltanto sulla carta. Quell’incontro divenne anche l’occasione per chiedere informazioni e consigli sulle nuove piattaforme digitali e sulle possibilità offerte da Internet.

Poco tempo dopo Muscas decise così di aprire un proprio sito personale, nel quale mise a disposizione i suoi libri. Il rapporto tra i due proseguì anche in una forma che oggi appare quasi simbolica di quell’epoca di passaggio tecnologico: Muscas inviò successivamente a Paolo Casti, per posta, un floppy disk contenente il suo libro.

La lettera con dedica (fotografia P. Casti)

Un piccolo gesto che racconta bene un momento storico particolare: le memorie di un paese, raccolte per anni sulla carta, cominciavano a viaggiare su un dischetto e a trovare spazio nel nuovo mondo di Internet.

“Mal di Serramanna”

C’è un passaggio del libro che sembra riassumere particolarmente bene il rapporto di Muscas con il paese natale.

Parlando dell’ospitalità serramannese, l’autore immagina il forestiero che arriva in un luogo privo di grandi palazzi e monumenti, ma trova un paese capace di accoglierlo attorno a una tavola, magari accompagnata dal profumo della malvasia.

E alla fine richiama esplicitamente l’amico Marcello Serra.

Se Serra aveva saputo raccontare il “Mal di Sardegna”, Muscas dà un nome alla nostalgia che lo accompagna lontano dal paese: “Mal di Serramanna”.

Non potrebbe esserci definizione migliore.

Luigi Muscas e consorte al ritiro del premio per la poesia Cerere, fotografia su gentile concessione della Famiglia

Il ritorno a casa: lo “Spazio Contro”

A distanza di oltre trent’anni dalla pubblicazione di Serramanna, scorci di vita paesana, il lavoro di Luigi Muscas continua a essere una presenza viva nella memoria della comunità.

Un debito di riconoscenza che Serramanna ha recentemente voluto onorare dedicandogli un angolo d’onore all’interno della Casa Museo “Spazio Contro”.

L’iniziativa, fortemente voluta da Ferdinando Medda, ricolloca idealmente l’autore nel suo habitat naturale: tra gli oggetti, i mestieri, le immagini e l’essenza di quella civiltà paesana e contadina che Muscas ha contribuito a salvare dall’oblio attraverso i suoi scritti e le sue fotografie.

La presenza di Luigi Muscas all’interno di Spazio Contro assume così un significato che va oltre il semplice omaggio personale. È il riconoscimento di un lavoro di raccolta e conservazione della memoria che, a distanza di decenni, continua a essere utilizzato per ricostruire tradizioni, costumi, luoghi e vicende della Serramanna del passato.

Il merito di Luigi Muscas è stato soprattutto quello di comprendere che la storia di un paese non è scritta soltanto nei grandi avvenimenti o nei trattati, ma sopravvive anche nei gesti quotidiani, nel rumore di una processione, nei tessuti di un abito, nei mestieri ormai scomparsi e nelle storie tramandate da una generazione all’altra.

Per questo il suo ritorno ideale tra le stanze di una casa museo dedicata alla memoria e all’identità del paese appare particolarmente significativo: gli “scorci di vita paesana” raccolti sulla carta tornano, in qualche modo, tra gli oggetti e i luoghi del mondo dal quale erano nati.

Una memoria che continua a parlare

Luigi Muscas non cercò di scrivere la grande storia di Serramanna.

Fece forse qualcosa di ancora più difficile da recuperare a distanza di tempo: raccontò la sua vita quotidiana.

Conservò il ricordo di persone altrimenti destinate a essere dimenticate, di mestieri scomparsi, di feste, di vecchie case, di campagne, di leggende e persino di quelle stranezze che fanno parte dell’identità autentica di ogni paese.

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