Pool Bike Serramanna: comunicato in merito all’uso della pista di atletica
di 27 Settembre 2026 15:56 Letto 531 volte0
A BORGO VALSUGANA UNA PISTA DI ATLETICA ACCOGLIE UNA MANIFESTAZIONE DA RECORD
A SERRAMANNA INGRESSO VIETATO ALLE BICICLETTE
La 28ª Coppetta d’Oro 2026, disputata a Borgo Valsugana, ha riunito 1.486 giovani ciclisti appartenenti a 162 società e provenienti da 16 regioni italiane. Tra loro anche gli atleti della POOL BIKE DI SERRAMANNA e del VELO CLUB SARROCH, uniche società sarde presenti, che hanno rappresentato con orgoglio la Sardegna ottenendo ottimi piazzamenti.
Una grande festa nazionale dello sport giovanile, con bambini, famiglie e biciclette. Una parte del percorso e il finale delle gare si sono svolti sulla PISTA DI ATLETICA dello stadio di Borgo Valsugana: un caso reale che dimostra come un impianto pubblico possa essere utilizzato, con regole e cautele adeguate, anche per promuovere il ciclismo giovanile.
A Serramanna accade il contrario. Alla nostra società viene VIETATO FORMALMENTE di utilizzare la pista comunale di Bia Nuraminis per allenare i giovani atleti. Eppure la Pool Bike ha utilizzato quella stessa pista dal 2013 al 2021 senza causare danni contestati o documentati. Dopo il rifacimento dell’impianto abbiamo chiesto di poter riprendere l’attività, dichiarandoci disponibili a rispettare ogni prescrizione necessaria per un uso sicuro e regolamentato.
Il diniego comunale è stato motivato richiamando due pareri. Nessuno dei due, tuttavia, indica una norma o un regolamento che vieti espressamente l’accesso delle biciclette, né riporta prove o verifiche specifiche eseguite sul nuovo manto di Serramanna. Non risulta inoltre acquisito alcun parere del soggetto che ha materialmente realizzato la pavimentazione: la nota indicata dal Comune come proveniente dalla ditta esecutrice dei lavori è stata invece rilasciata dalla ditta incaricata esclusivamente della segnaletica della pista.
Il parere FIDAL richiama inoltre una nota del 2013. Quel precedente deve però essere confrontato con ciò che è avvenuto dopo: proprio dal 2013 al 2021 la pista è stata regolarmente utilizzata dalla nostra società senza che risultino danni al manto causati dalle biciclette. Lo stesso successivo intervento FIDAL, come indicato nella relativa nota, non sarebbe nato da una richiesta del Comune nell’ambito dell’istruttoria, ma dalla segnalazione della vicenda da parte di alcune società sportive.
Il primo parere acquisito in ordine temporale è invece quello del Comitato regionale della Federazione Ciclistica Italiana dell’11 aprile 2026, regolarmente trasmesso al Comune via PEC. La FCI, Federazione sportiva nazionale riconosciuta dal CONI e competente per la disciplina ciclistica, HA ESPRESSO PARERE POSITIVO ALL’UTILIZZO DELLA PISTA per l’attività ciclistica giovanile, indicando anche le condizioni da rispettare per svolgerla in sicurezza.
Questo parere non è stato considerato nel provvedimento di diniego. Non è stato neppure inserito tra i documenti consegnati alla Pool Bike in risposta alla formale richiesta di accesso agli atti, nonostante fosse già stato acquisito. Il Comune ha dichiarato di avere trasmesso tutti gli atti del procedimento, ma il parere FCI non era presente.
A QUESTO PUNTO LA DOMANDA È INEVITABILE: PERCHÉ UN DOCUMENTO COSÌ RILEVANTE È STATO IGNORATO E OMESSO DALLA DOCUMENTAZIONE TRASMESSA? PER CASO SI STA CERCANDO DI NASCONDERE QUALCOSA?
A rendere la vicenda ancora più singolare è il peso attribuito alla nota della ditta incaricata della sola segnaletica. Da quando chi traccia le righe di una pista diventa anche l’autorità tecnica chiamata a stabilire chi possa utilizzarla? Sarebbe come affidare la valutazione della sicurezza strutturale di un edificio a chi ne ha tinteggiato le pareti.
Come hanno fatto, a Borgo Valsugana, a far transitare bambini e biciclette senza che il manto si sbriciolasse o si deformasse? Le piste trentine sono forse miracolose? Oppure lì si cercano le condizioni tecniche per consentire l’attività sportiva, mentre a Serramanna si cerca un motivo per impedirla?
Il confronto con Borgo Valsugana rende la situazione ancora più difficile da comprendere. Per quanto ci risulta, la pista utilizzata durante la Coppetta d’Oro presenta materiali e modalità realizzative analoghi a quelli della pista di Serramanna. In Trentino 1.486 biciclette sono entrate nell’impianto nell’ambito di una manifestazione nazionale; a Serramanna una società sportiva deve ancora dimostrare che una bicicletta non rappresenti una minaccia per l’integrità della pista.
NON ESISTONO SPORT DI SERIE A E SPORT DI SERIE B. Una struttura pubblica non dovrebbe essere tutelata impedendo lo sport, ma utilizzata secondo criteri chiari, trasparenti e uguali per tutti. Se esiste una reale incompatibilità tecnica, chiediamo che venga dimostrata con prove, dati e valutazioni di professionisti qualificati. Se il problema è la sicurezza, siamo pronti a rispettare tutte le prescrizioni necessarie.
Una struttura pubblica, infatti, non dovrebbe essere concepita come un bene da proteggere tenendo lontani coloro che praticano sport. Dovrebbe essere il luogo nel quale lo sport viene vissuto, praticato e promosso. Questo principio vale ancora di più quando i protagonisti sono bambini e associazioni del territorio, che svolgono una funzione educativa, sociale e aggregativa nell’interesse dell’intera comunità.
La Pool Bike non chiede privilegi né deroghe. Chiede di poter utilizzare un impianto comunale, in giorni e orari stabiliti, sotto la supervisione di tecnici abilitati e nel rispetto delle regole, per consentire ai propri ragazzi di allenarsi in un ambiente protetto. Negli ultimi cinque anni, l’assenza di uno spazio adeguato ha già causato una forte riduzione dei tesserati e ha messo in difficoltà la continuità di un progetto sportivo, educativo e sociale rivolto ai più giovani. Il diniego è già stato adottato: ora il Comune deve spiegare alla popolazione perché abbia dato peso a considerazioni generiche e abbia ignorato il parere della Federazione competente per il ciclismo.
Gli impianti sportivi pubblici non possono diventare accessibili o inaccessibili sulla base di valutazioni discrezionali difficili da comprendere. Le regole devono essere chiare, verificabili e uguali per tutti. Non chiediamo che qualcuno si assuma rischi: chiediamo che chi ha assunto la decisione si assuma la responsabilità di spiegarla e dimostrarla.
In Trentino la bicicletta entra nell’impianto; a Serramanna sembra quasi che sia l’impianto a dover concedere alla bicicletta il permesso di entrare. A questo punto il problema non è più il manto della pista, ma il modo in cui vengono prese le decisioni e i criteri con cui si stabilisce chi possa utilizzare una struttura comunale. Se il problema è davvero tecnico, siamo pronti ad ascoltare. Se è la sicurezza, siamo pronti a rispettare ogni prescrizione. Ma un divieto non può reggersi semplicemente sul fatto che qualcuno ritenga l’utilizzo non opportuno.
IL RISULTATO È PARADOSSALE: A BORGO VALSUGANA 1.486 GIOVANI CICLISTI ENTRANO IN UNA PISTA DI ATLETICA; A SERRAMANNA I NOSTRI RAGAZZI RESTANO FUORI DALL’IMPIANTO E DEVONO ALLENARSI SULLE STRADE APERTE AL TRAFFICO. SE ESISTONO RAGIONI TECNICHE CONCRETE, IL COMUNE LE MOSTRI. ALTRIMENTI REVOCHI IL DINIEGO E RESTITUISCA LA PISTA ANCHE AL CICLISMO GIOVANILE.
LE STRUTTURE SPORTIVE SERVONO PER FARE SPORT, NON PER TENERE FUORI CHI LO PRATICA.
I DIRIGENTI DEL G.S. POOL BIKE SERRAMANNA


